Fatma è una trentenne algerina che lavora in municipio come donna delle pulizie. Una volta al mese è il suo turno per stendere il bucato sulla terrazza condominiale. Fatma abita ad Algeri, città dalle strade trafficate e rumorose dove si vive di corsa, si sbraita, ci si urta; c'è da guadagnarsi la vita e da occuparsi di mille cose che sembra niente ma divorano l'esistenza.
Per Fatma, l'unico momento per fermarsi ricordare proiettarsi è la terrazza. Sulla terrazza si vedono il mare e l'orizzonte. Sulla terrazza si sta in alto. Sulla terrazza si respira un'aria fresca e silenziosa. Sulla terrazza ci si sente lontani dalle strade ingolfate. Dalla terrazza Fatma racconta la sua vita: le umiliazioni sul lavoro, i pettegolezzi sui vicini, i problemi con gli uomini, la figlia che non ha mai avuto.
Il progetto Fatma si propone di dare corpo all'omonimo dramma dell'autore algerino contemporaneo M'hamed Benguettaf, mai tradotto prima in Italia: un'unica attrice è interprete del racconto ironico, brillante e a tratti malinconico con cui Fatma descrive la sua vita. Sullo sfondo degli aneddoti di vita del personaggio si delinea un ritratto spietato dell'Algeria contemporanea: le contraddizioni tra etica religiosa e comportamenti quotidiani, l'immobilità sociale, la difficile condizione femminile.
L'autore, M'hamed Benguettaf, è uno dei fondatori della Compagnie de la citadelle e oggi direttore del Teatro Nazionale di Algeri. Il testo è stato scritto all'inizio degli anni Novanta per l'attrice Sonia, allora virgulto del teatro giovanile algerino, oggi direttrice dell'accademia d'arte drammatica di Bordj El Kiffan e idolo delle telespettatrici degli sceneggiati televisivi della Télévision Algerienne.
Il testo, scritto dall'autore stesso sia in arabo che in francese, è stato pubblicato in Francia - dove Benguettaf si era rifugiato nel decennio nero algerino per sfuggire alle stragi di intellettuali - ed è stato rappresentato in Francia, Algeria, Mali e Spagna (in traduzione catalana). Il regista Marco Di Costanzo curerà la stesura della prima traduzione italiana, sulla scorta dello spettacolo visto a Algeri nel 2005 e dell'incontro con l'autore nel 2007.
Il linguaggio di Fatma è quello colloquiale di una donna del popolo, pieno di espressioni colorite, esclamazioni, lamenti: la traduzione fornirà dunque una traccia di lavoro, che sarà poi necessario reinventare durante le prove, ibridandola con una forte caratterizzazione dialettale. L'allestimento sarà centrato sul gioco di identità-differenza che scaturisce scegliendo una Fatma dei Quartieri Spagnoli, di Testaccio o di Ballarò: identità-differenza tra Italia e Algeria, due paesi lontani ma pieni di similitudini.
Come Algeri anche la maggior parte delle grandi città italiane sono preda di uno sviluppo urbano incontrollato; il modello di vita trainante è quello proposto dalle televisioni occidentali, ma allo stesso tempo le tradizioni religiose e para-religiose sono fortissime; come Algeri anche Napoli, Roma o Palermo sono caotiche, arruffate, sono città di rara bellezza, ma i loro abitanti sono amareggiati perché "le cose non cambiano mai". L'immagine di una giovane donna che stende il bucato sulla terrazza del condominio, la sua povertà dignitosa e la sua orgogliosa dignità rievocano le figure di donne forti del nostro cinema neorealista.
Si può immaginare una Fatma italiana, oppure una città italiana piena di moschee con il canto dei muezzin al posto delle campane. Un'Italia islamica, che ci pare così lontana, e una Fatma in cui invece rischiamo di riconoscerci più di quanto ci aspetteremmo.
Il progetto Fatma si propone di fornire un contributo originale e lontano dagli stereotipi al dibattito su un tema di grande attualità: la condizione femminile nei paesi islamici. Il tema è osservato dal punto di vista della vita quotidiana e soprattutto prendendo a prestito una voce, quella di M'hammed Benguettaf, che parla del suo paese, l'Algeria, con un misto di critica acuta e di sentito rimpianto. La penna di un autore algerino coglie i dettagli e affronta il tema senza il compatimento pietistico o la semplificazione aggressiva a cui ci hanno abituato i nostri mezzi di comunicazione di massa.
L'argomento affrontato, inoltre, tocca la realtà della maggior parte delle città italiane, ormai fortemente coinvolte nel fenomeno migratorio. Il teatro dell'elce è al secondo spettacolo che si confronta con la cultura islamica, nell'ottica di un processo di conoscenza che non si limiti agli stereotipi ma che stimoli, al contrario, una visione critica e dialettica delle opportunità e dei problemi che nascono dalla convivenza tra comunità di diversa cultura.
| produzione |
teatro dell'elce |
| traduzione e regia |
Marco Di Costanzo |
| in collaborazione con |
Stefano Parigi |
| con |
Virginia Viviano |
| suono |
Andrea Pistolesi |
| luce |
Gabriele Termine |
Fatma è stato a: Teatro di Rifredi, Firenze (Primo studio).
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