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Congotrail è un po' teatro di narrazione, un po' cabaret,
un po' teatro-canzone.
Parla di incontri, scontri, rincontri, solitudini viste da dentro e da fuori, noie metropolitane,
Sandokan, o di quello che ne è rimasto, di ragazzini cacacazzi, cani-uomini e uomini-cani,
viaggi, urla raccapriccianti, silenzi, riscatti, di un uomo.
Anzi due.
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di
Roberto Caccavo
con
Roberto Caccavo
e
Valentino Receputi
canzoni e musiche dal vivo
Valentino Receputi
Il progetto nasce qualche anno fa dall'incontro dell'autore
Roberto Caccavo con Joseph, avvocato congolese; Joseph ha vissuto sulla propria pelle
il dramma della dittatura nel suo paese. La sua sensibilità, razionalità, memoria sono
stati l'inchiostro per il primo studio di testo.
Un attore racconta in modo personale le vicende di un ragazzino «cresciuto in una notte»
e lo fa partendo dai propri ricordi per creare relazioni con ciò che andrà a vivere in
prima persona.
È uno spettacolo tragicomico con canzoni tragicomiche. Lo spettacolo non parla
d'Africa. Ha il respiro di un racconto tra amici. Parla in modo divertito di molti meridioni
e di meridioni che diventano magicamente settentrioni per altri meridioni. Nasce come
esigenza di raccontare delle storie, non la storia; tuttavia quest'ultima ci entra e
inevitabilmente se ne afferra qualche pezzo. Tutto in una veste semiseria in cui la musica
dal vivo scandisce il ritmo del tessuto narrativo.
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Galleria fotografica (foto: Miriam Caltabiano)
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"[…] Caccavo scrive un testo che oscilla tra registri diversi, a tratti divertente e incisivo, evitando di indugiare nel dramma serioso a favore di momenti spassosi, che stemperano la severità della materia e dimostrando capacità nell'affrontarli. […]"
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"Il teatro della parola di Roberto Caccavo è un nudo grido di denuncia
che si spalma a piccole dosi con un crescendo tra pathos e parodia. Nella nera ballata
semiseria - dichiaratamente non razziale né anti razzista a conquistare la scena è fin da
subito un incisivo Roberto Caccavo, narratore e attore, che svela tutta la sua verve da
mattatore con un intercalare brillante e toccante di fredda memoria storica.
La prima parte del testo è un misto tra un diario di famiglia e un'invettiva dei tempi
moderni che non risparmia attualità, luoghi comuni e politica; la seconda invece lascia il
posto alla testimonianza fotografica di uno sterminio decisamente più coinvolgente. […]
L'attore è corpo del monologo, voce e sguardo in un mix sacro e profano a cui
l'interpretazione di Caccavo, verace e febbrile, conferisce un tono decisivo. Il tema
della pièce è quello della vita come esperienza e trauma, la
dittatura africana è più
un pretesto che un leitmotiv, che all'occorrenza incalza come una fiera bruta, senza
volto né identità. A smorzare i toni un approccio colloquiale semiserio […] e
un'autoironia intelligente e acuta che mai vacilla. L'immaginario ha il suo peso in una
performance monologo come questa che tanto affida alla capacità evocatrice
dell'interprete. […]"
Miriam Monteleone, www.teatroteatro.it
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"Congotrail non è, allo stesso tempo, uno spettacolo
sull'immigrazione, è un racconto vero che fa sorridere, ridere di gusto e commuove.
Roberto Caccavo ideatore ed interprete della pièce rivive in modo sincero e passionale
alcune tappe della sua vita che una mattina qualsiasi ha incrociato un altro destino,
un'altra storia non più importante o più speciale delle altre ma che in qualche modo
ha fatto crescere quel ragazzo in una notte.
Le musiche di Valentino Receputi, accompagnano la narrazione alternativamente con una
chitarra, una fisarmonica ed un violino e fanno da sottofondo a volte toccante a volte
esilarante e sempre in armonia con il contenuto ed il ritmo del racconto. […]
Caccavo infatti ha da subito stabilito un contatto diretto e colloquiale con il
pubblico, convincente nel raccontarsi senza impostazioni vocali né inutili aggiunte
sceniche.
Palcoscenico spoglio, due sole sedie, un musicista poliedrico e l'interprete che non
ha bisogno di altro che del suo cuore per suscitare emozione. Il protagonista non parla
del Congo in modo didascalico e storicista ma ci racconta di quella terra e delle sue
magie e barbarie attraverso la storia di un ragazzo nato lì, un immigrato qualunque
che una mattina si siede accanto a lui alla mensa dell'università e narra della sua
infanzia, di tutte quelle immagini che rimangono indelebili nella mente di un bambino:
gli stregoni volanti, i capi villaggio, i compagni di giochi.
Una storia di incanto e disincanto, di bambini soldato, milizie armate, stupri e nuovi
inizi, che riesce a non esser pesante nè scontata e che arriva attraverso la voce di un
giovane che per una mattina qualunque si ferma ad ascoltare un altro essere umano e,
come sempre meno spesso accade, entra nel suo mondo, lo sente e si ritrova arricchito
di qualcosa e forse privato di altre. […]"
Valeria Colizzi, www.teatrimilano.it
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materiale informativo e scheda tecnica (pdf, 215 KB)
Congotrail è stato a:
Teatro Il Pozzo e il Pendolo (debutto, gennaio 2008, Napoli, Festival Presente Indicativo)
- Teatro Magnolfi Nuovo (Prato)
- Act Theatret SLEBeast (Pistoia)
- Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos (Campi Bisenzio, FI)
- Casa dei Popoli e delle Culture (Biella)
- San Salvi-Chille de la Balanza (Firenze)
- Teatro Guanella (Campo Teatrale, Milano)
- La riunione di condominio (Roma)
- Cabina Teatrale (Firenze)
- Città dolci (Brescia)
- Teatrino delle Briciole (Prato)
- Teatro dei Risorti (Radicondoli, SI)
- Teatro dell'Affratellamento (Firenze).
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